Videosorveglianza

La videosorveglianza ha assunto dimensioni notevoli con conseguenti problematiche relative all’utilizzo di sistemi tecnologici di raccolta, registrazione, conservazione e utilizzo di immagini raffiguranti persone.

La videosorveglianza pur essendo utile a diversi scopi, in particolare per la protezione e la sicurezza pubblica, urbana e della proprietà privata, attraverso anche alla prevenzione e l’acquisizione di prove di atti illeciti, deve sempre considerare i presupposti di liceità previsti dalla normativa Privacy, evitando da esempio di interferire nell’ambito lavorativo e nella vita privata delle persone.

Chi fa uso della videosorveglianza, deve effettuare, nel rispetto del principio di proporzionalità, la scelta e le modalità della ripresa e la dislocazione delle telecamere affinché le stesse registrino i dati pertinenti e non eccedenti allo scopo della ripresa stessa.

Ad esempio l’angolo di visuale della ripresa deve essere limitato ai soli spazi di esclusiva pertinenza, escludendo ogni registrazione audio-video di aree comuni, o ancora i soggetti interessati dalle riprese devono essere informati con apposita cartellonistica (visibile anche in orario notturno) e avvisati che stanno accedendo ad una zona video sorvegliata.

Anche il Regolamento 679 si occupa di videosorveglianza stabilendo che il titolare del trattamento è tenuto a procedere con un preventivo data protection impact assesement (DPIA) ex art. 35 Regolamento UE 2016/679 nelle ipotesi di sorveglianza sistematica su larga scala di zona accessibile al pubblico.

In generale possiamo dire che nei casi in cui trova applicazione la normativa Privacy, è opportuno ottenere il consenso preventivo dell’interessato, salvano ricorrano i presupposti di liceità quali l’obbligo di adempimento previsto per legga, la necessità di salvaguardare la vita e incolumità di una persona, la difesa di un diritto in sede giudiziaria, per scopi statistici, scientifici ecc.

La “videosorveglianza“ che le persone fisiche fanno per scopi esclusivamente personali (videocitofono, sistema di ripresa di sicurezza ecc) se non viene condivisa/diffusa sistematicamente con terzi e non vengono rese pubbliche le riprese, non si applica la normativa Privacy.

E’ opportuno ricordare che con il Jobs Act e il D.lgs. 151/2015 si elimina il divieto di utilizzo di strumenti audiovisivi e di controllo a distanza applicati agli strumenti utilizzati dal lavoratore per eseguire le sue mansioni, e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze. Non serve nessun previo accordo con i sindacati. Viene inoltre codificato il controllo difensivo, prima solamente contemplato dalla Giurisprudenza.

I dati raccolti dunque possono essere utilizzati per ogni finalità connessa al rapporto di lavoro (anche disciplinare), l’importante è che il Datore di Lavoro abbia dato al lavoratore una precisa informativa privacy con l’obbligo di osservanza.

Gli esperti di videosorveglianza dello staff di Consulenzaprivacyregolamentoue679.it by Modi S.r.l., offrono la loro consulenza per effettuare la DPIA, per far adottare le misure di sicurezza a protezione dei dati registrati e per rendere l’informativa agli interessati.

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